Cap. 02 – La maggior parte dei cespiti

La maggior parte dei cespiti insistono in una delle più belle zone del territorio di Sorrento, il Capo, e precisamente:

  • Vasta tenuta agricola con una superficie di migliaia di metri quadrati comprendente tre costruzioni sparse e sul confine con la strada statale di Via capo si erge la storica villa “Il Sorito” di settecentesca costruzione.
  • Fondo agricolo di notevole valore per le rigogliose piante di limoni, ulivi, aranci, attualmente adibito a villaggio turistico “Santa Fortunata” confinante con Via Capo di Sorrento.
  • Appartamento di quattro vani ed accessori sito alla Via Capo n. 10
  • Un terraneo-magazzino di 75 mq sito in Sorrento alla Via Capo n. 12
  • Fabbricato in Sorrento sito in piazza Tasso denominato Palazzo Tasso.
  • Una villa in Napoli alla Cupa Farina.
  • Appartamento in Napoli alla Via S. Marco.
  • Negozio in Napoli alla Via Cilea n. 211.
  • Immobile in Napoli in Via Giovanni Bausan, palazzetto 49.

Questi dati risultano dagli atti ufficiali catastali e dalle varie disposizioni testamentarie delle due nobildonne.
Dopo la morte del marito conte Giovanni, Matilde assieme alla sorella Elena continuarono a gestire l’impresa agricola di cui, Matilde assunse la qualifica di imprenditrice, la sorella Elena di collaboratrice.
L’andamento aziendale era florido dovuto alla passione e alla tenacia costante che loro imprimevano nel lavoro con l’obiettivo di dare maggiore sviluppo alla loro azienda. Realizzarono uno stabilimento oleario che segnò l’era di un prodotto doc di “Olio di Sorrento” tanto che S.A.R. la duchessa Anna D’Aosta, ormai da anni convivente soleva dire che la sua vecchiaia era confortata e sostenuta da una deliziosa bevanda mattutina: un cucchiaio di olio extravergine delle dame di Serracapriola.
Altra passione era l’amore per gli animali con spiccata preferenza per i cani e lottavano contro la vivisezione ed ogni tipo di sperimentazione animale, per la quale avevano istituito premi in danaro per tutti gli enti ed associazioni che si sarebbero distinti per il raggiungimento di questi ideali.
Infine l’aspetto più caratterizzante delle due nobildonne era dato dalla forte entità della loro generosità,caratteristica dominata dalle loro forti personalità. Su questa dote, che più ne interessa a me ed ai sorrentini, perché le varie donazioni hanno provocato battaglie e liti giudiziarie per vedersi attribuire la titolarità dei diversi beni pendenti. Intanto, dopo alcuni anni di lavoro e per varie vicende alterne della mia vita, fui costretto a lasciare l’albergo, per cui dovetti privarmi del piacere d’incontrare le nobili dame.
Ma il ricordo della promessa fattami personalmente da donna Matilde, di voler includere tra gli aventi diritto parte del Suo patrimonio agli anziani sorrentini, mi destava una forte carica di impegno a seguire gli sviluppi e l’evolversi degli eventi che si sarebbero verificati in avvenire.
Allora incominciai ad interessarmi degli “anziani” che, all’epoca, erano riuniti in “Circolo socio-culturale della terza età”. Le attività che il circolo svolgeva erano limitate, e la festa annuale era un obiettivo sentito ed atteso che in principio veniva effettuata al Capo di Sorrento, poi al centro di Sorrento e precisamente al Circolo dei Forestieri o a turno presso alberghi. Non appena maturai l’età richiesta e prevista dallo statuto, non esitai a presentare domanda di ammissione ed, in verità, con l’intento di poter seguire più da vicino la realizzazione munifica della promessa fattami in passato dalla nobildonna Matilde.

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