Cap. 09 – Nel mese di marzo a Sorrento…

Nel mese di marzo a Sorrento si pubblicava un periodico mensile di attualità, cultura ed informazione intitolato “L’altra informazione” ed il compianto Consigliere Comunale, Antonio Mormone, sempre sensibile per i problemi della città, informava i cittadini, con estrema lucidità, parte della vicenda delle Duchesse di Serracapriola con un articolo il cui titolo “Mani sul Capo di Sorrento” che doverosamente ritengo opportuno riportarlo integralmente.
“Affido ai cari Sorrentini la difesa della integrità di questa meravigliosa zona e per quanti violeranno questa integrità li inseguirà il mio biasimo”. Così scriveva nel suo testamento Maria Elena Donnorso Correale, anche conosciuta come duchessa di Serracapriola nelle sue ultime volontà, forse presagendo la sorte che sarebbe toccata al Capo di Sorrento.
Ma le manifestazioni d’amore delle sorelle Serracapriola per la città di Sorrento non si limitavano all’enunciazione di un semplice e legittimo desiderio. La duchessa Elena, infatti, così come la propria sorella Matilde ha lasciato una cospicua parte dei propri beni al Comune di Sorrento oltre che al Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta ed al Sovrano Ordine Costantiniano di San Giorgio.
“Ringrazio il Sovrano Ordine di Malta ed il Sovrano Ordine Costantiniano si tra l’altro in uno dei due testamenti delle anziane nobildonne per quanto faranno per gli anziani sorrentini a me sempre cari. Insisto nel dire che non si ha il permesso di vendere. Ringrazio per quanto farà il Municipio di Sorrento per i miei cari Sorrentini”.
La chiarezza delle volontà delle duchesse emerge in maniera inequivocabile anche da una ineccepibile relazione stesa dal Notaio Ugo De Cesare il quale specificava, tra l’altro, che “…il Comune di Sorrento dovrà attivarsi per ottenere l’autorizzazione statuale ad accettare i legati stessi e “per istituire una “fondazione allo scopo di aiutare gli anziani Sorrentini…”.
Nonostante le maledizioni ed i desideri però, politici, privati ed i vari “Sovrani Ordini” hanno fatto fronte compatto per infrangere delle due filantrope sorrentine.
Da oltre un anno, infatti, la longa manus della famiglia Russo è arrivata ad assicurarsi (anche se solo in affitto), pare per 99 anni il godimento di Villa “Il Sorito” e dell’intera proprietà del Capo di Sorrento che si snoda su una superficie di decine di migliaia di metri quadrati e comprende almeno tre palazzotti che rappresentano nel loro insieme la parte più prestigiosa del patrimonio delle Serracapriola. Giovanni Russo, fratello del ben più noto Mariano, assessore e vicesindaco di Sorrento è riuscito finalmente a incorniciare un sogno: divenire il nuovo inquilino della meravigliosa Villa che ospitò, tra gli altri, personaggi illustri del nome di Massimo Gorky e la principessa D’Aosta. Di benefici per gli anziani sorrentini e di salvaguardia della zona non se ne parla nemmeno.
Con due autorizzazioni dell’ex sindaco Gennaro Astarita, all’interno di Villa “Il Sorito” sono stati eseguiti lavori da alcuni ritenuti impossibili ai comuni mortali, mentre il Russo, a causa di una inspiegabile malattia degli alberi, ha fatto abbattere 32 alberi di limone di piccolo fusto e due alberi di ulivo di grande fusto, così come hanno rilevato i Vigili Urbani. Tutto è purtroppo caduto troppo presto in un comodo dimenticatoio.
Ciò che maggiormente stupisce, però, è come l’ex sindaco Gennaro Astarita abbia potuto concedere autorizzazioni edilizie in una zona con vincolo storico ed ambientale in assenza del parere della sovrintendenza. Ma non basta, poiché le autorizzazioni per opere di “restauro” straordinarie possono essere concesse solo ai legittimi proprietari, mentre invece nel caso specifico i provvedimenti sono stati rilasciati dal comune di Sorrento al locatario Giovanni Russo. Inoltre pare che per potere accettare delle proprietà in territorio Italiano, l’Ordine di Malta, così come l’Ordine Costantiniano, abbiamo bisogno di un apposito decreto del Presidente della Repubblica emanato su richiesta del Ministro degli Esteri.
Non avendo mai preso visione di tale decreto, quindi, ci domandiamo come sia stato possibile stipulare un contratto di fitto con il Russo. Questi ed altri interrogativi coprono di inquietanti ombre l’“affaire” di Villa “Il Sorito” che in teoria avrebbe dovuto essere il cuore di una fondazione per aiutare gli anziani sorrentini, ma che di fatto si è trasformata in una reggia dorata per i soliti “potenti”.
Più che biasimare il privato, però, crediamo che sia da condannare il Comune che nelle persone del Sindaco e delle vari Assessori si sono prestate a losche manovre ed offrono ancora una volta una tangibile testimonianza d’incapacità, di inefficienza se non addirittura di omertosa connivenza in certe operazioni tutt’altro che chiare.
L’unica cosa certa è che è stato compiuto un vero e proprio delitto ai danni degli anziani sorrentini così come pare certa l’assoluta inettitudine – non volendo ipotizzare altro – dell’assessore delegato “ai problemi della terza età” Luigi Fattorusso che negli ultimi anni ha profuso ogni impegno per distribuire centinaia di milioni in contributi feste e soggiorni vari a condizione che a sborsare i soldi fosse la collettività. Niente invece, ha fatto per far sì che la volontà delle duchesse di Serracapriola fossero rispettate.
Non si sa, infatti, che fine abbiano fatto i soldi derivanti dal fitto dei beni del Capo di Sorrento anche se una cosa appare sicura ovvero che nulla sia stato fatto per gli appartenenti alla terza età di Sorrento.
Povere duchesse di Serracapriola si staranno rivoltando nella tomba.
Antonio Mormone

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