Cap. 19 – L’invocato appello rivolto al presidente Ciampi

In verità il riscontro presidenziale corretto nella forma lessicale ma non esaustivo nella sostanza per le aspettative degli anziani.
L’invocato appello rivolto al presidente Ciampi che è anche Presidente dell’organo di controllo della magistratura (C.S.M.) forse, a mio sommesso parere, avendo ricevuto tutte le copie degli atti giudiziari poteva nella Sua autorevole discrezionalità anche disporre accertamenti sulle eventuali superficialità commesse da qualche magistrato.
La decisione finale è stata astuta, mi ha lasciato di “cicisbecco” come direbbe Granzotto. La nota presidenziale non incontrò favorevole accoglimento neanche dall’Avv. De Martino, difensore degli Anziani, perché priva di iniziativa, intese in ordine alla legittima tutela degli interessi di parte. Ma gli organi di informazione non desistono alla vicenda “Serracapriola”, l’argomento essendo sentito e seguito dalla comunità locale, ritornano ad interessare i cittadini con l’articolo del 14 marzo 2003 di Nino Cuomo apparso sul quotidiano “Il Mattino” che intitolava: “Donna Matilde, gli anziani aspettano la sua eredità”. Che fine ha fatto l’eredità Serracapriola destinata agli anziani di Sorrento? Sono ormai 18 anni che i canoni di locazione di un grande negozio in via Capo – che secondo la volontà testamentaria della duchessa Matilde devono essere versati al Comune per la terza età – non finiscono nelle casse comunali. Un’inadempienza inconcepibile. Ora, stanco di questi ritardi, il Circolo anziani di Sorrento ha sollecitato il Comune e ha chiesto che venga fatta chiarezza al più presto su una situazione a dir poco complicata. A richiamare all’onore delle cronache i problemi dell’eredità delle duchesse Matilde ed Elena di Serracapriola, che avevano voluto lasciare “un loro fiore” a Sorrento cui erano legate sia per essere discendenti dei Correale (munifici donatori a Sorrento di un grande patrimonio quale il Museo a loro intitolato) sia per essere sorelle del duca Giovanni, primo Podestà della “grande” Sorrento, sono state una lunga serie di interventi da parte di cittadini e associazioni. Ma prima di entrare nell’argomento, va ricordato che se la macchia di verde della Punta del Capo – che oggi il Comune sta per acquistare – è ancora intatta lo si deve alla strenua difesa negli anni Cinquanta delle due duchesse contro la progettazione di una strada che, attraversando questa zona panoramica e archeologica, doveva condurre alla Marina di Puolo.
Una denuncia da parte di un cittadino, Luigi Milano, al comando della Finanza di Massa Lubrense e alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata; una lettera al Presidente della Repubblica per chiedere un suo intervento in seguito al decreto di archiviazione del Gip Tommaso Miranda, da parte di Giorgio De Martino (presidente del Circolo anziani di Sorrento) con il proposito di ricorrere alla Corte Europea per i diritti dell’uomo; e ancora, una precedente interrogazione (del 15 ottobre 1998) da parte del consigliere comunale Rosalba Palomba all’allora Sindaco Ferdinando Pinto per conoscere quale fosse la situazione. Sono stati questi gli interventi a pioggia che hanno agitato le acque intorno ai fondi destinati agli anziani di Sorrento. Si tratta di due situazioni diverse perché la successione di Donna Matilde, apertasi il 25 marzo 1985, è stata regolata da testamenti olografi del 04 dicembre 1982 e 24 dicembre 1982, quella invece della sorella Elena, apertasi il 25 maggio dello stesso anno, costa in diversi testamenti che hanno dato origine a un contenzioso sulla loro validità. Un altro giudizio, intanto, pende innanzi alla sezione distaccata di Sorrento del Tribunale di Torre Annunziata, promosso dal Comune di Sorrento per ottenere il riconoscimento della titolarità del rapporto di locazione del grande negozio di via Capo e vedersi versare i relativi canoni di locazione corrisposti. Ci si domanda perché dal 1985 si è atteso fino al 19 maggio 1998 soltanto per conferire il mandato a un legale per un giudizio che è iniziato il 14 luglio 2002.
Ma il discorso più interessante – e oseremmo dire più grave – riguarda l’istituzione della Fondazione “Matilde Maresca Serracapriola” alla quale avrebbe dovuto provvedere l’Ordine di Malta, sempre allo scopo d’aiutare gli anziani sorrentini. A tutt’oggi non risulta che sia stata istituita alcuna fondazione, efficiente e operante secondo le leggi dello Stato Italiano. Da qui la protesta del Presidente del Circolo Anziani di Sorrento. Che gli anziani da tutelare siano i sorrentini lo si deduce da alcune affermazioni dei testamenti di Donna Matilde: “La casa la lascio al Municipio di Sorrento, il Sovrano Ordine di Malta e il Sovrano Ordine Costantiniano di San Giorgio per quanto faranno per gli anziani a me sempre cari”, “Ringrazio per quanto farà il Municipio di Sorrento per i miei carissimi sorrentini”, “…la casa al Parco Sereno al Capo di Sorrento al Municipio di Sorrento per gli anziani”. Per questa finalità il Comune di Sorrento è inattivo e non si giustifica anche il mancato intervento nel giudizio sui testamenti di Donna Elena. Dipenderà infatti da quale dei vari testamenti verrà ritenuto valido se a beneficiarne sarà la città oppure altri eredi.
Il giorno successivo 15 marzo 2003 sempre sul quotidiano “Il Mattino” a firma di M.d’Esp. dal titolo: “Per l’eredità Serracapriola dieci anni di dispute legali”.
Sull’eredità di Matilde ed Elena Maresca di Serracapriola, interviene il Comune di Sorrento. “In questa vicenda – chiarisce una nota diffusa dal Comune – l’amministrazione è attenta e vigile anche se ci sono ancora molti aspetti da chiarire”.
Del resto tutte le relative azioni sono state promosse dal Comune già a partire nel 1993 che oggi tiene a sottolineare “che esistono più cespiti in donazione, descritti in diversi testamenti di Matilde ed Elena Maresca di Serracapriola”. In particolare, per quello che attiene ai beni di Matilde, il lascito a favore del Comune di Sorrento aveva per oggetto due cespiti: il primo a via Capo n. 10, Parco Serena, per il quale veniva disposto il trasferimento della nuda proprietà. Successivamente, il Comune nell’accettare il legato testamentario, conferiva l’incarico al notaio Ugo De Cesare per le trascrizioni alla Conservatoria di Napoli. Di conseguenza si mettevano in atto le procedure per conseguire il loro possesso materiale.
Contro l’iniziativa perveniva però all’amministrazione una comunicazione dell’avvocato Finiguerra, in rappresentanza degli eredi Serracapriola, che invitava il Comune a non “turbare il possesso dei propri assistiti”. Quindi, sempre nel 1993, fu incaricato dall’allora Sindaco Marco Fiorentino l’avvocato Procaccino di costituirsi contro il Tribunale di Sorrento a fine di ottenere “la messa in possesso dei beni e dei cespiti donati”. E oggi il giudizio pende ancora presso il Tribunale di Torre Annunziata, Sezione di Sorrento.
Per quanto attiene invece l’eredità di Elena di Serracapriola si disponeva degli stessi beni con più testamenti. Con quello datato 12 gennaio 1984, veniva istituita a erede universale la Fondazione Domus Mariae di Elena di Serracapriola. Nello stesso testamento, tra l’altro si legge: “La fondazione darà in uso al Comune di Sorrento il fabbricato alla Piazza Tasso (Palazzo Correale), finché esso sarà valido difensore della fondazione e promotore di carattere culturale attinenti alle finalità dell’Ente”. Il controllo circa la realizzazione di questi fini veniva affidato all’organo direttivo della fondazione che avrebbe eventualmente potuto revocare al Comune l’uso dell’immobile. Le disposizioni testamentarie d’Elena di Serracapriola sono state però contestate dagli eredi e l’eredità è stata dichiarata “giacente” mentre è stato nominato, dalla I Sezione Civile del Tribunale di Napoli, l’avvocato Gomez d’Ayala quale curatore testamentario. Infine, per tutelare i diritti del Comune, nel maggio 2002, con determina del dirigente del Dipartimento economico, è stato nominato l’avvocato Giuseppe Galgano, “per accertare allo stato i termini e le effettive volontà delle Nobildonne”. Il giudizio è in corso presso il Tribunale di Napoli.
M. d’Esp.

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